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  CentroDocVaste - Glossario

A

Abside: costruzione, spesso facente parte di un più complesso edificio, a pianta per lo più semicircolare, ma anche poligonale o varia, coperta da una calotta semisferica (catino), ubicata al fondo della navata centrale e talvolta anche di quelle laterali e dei due bracci del transetto.

Acropoli: rocca, o parte elevata in genere, delle antiche città greche.

Afrodite: nella mitologia di età classica Afrodite rappresentava la divinità greca dell'amore. Essa simboleggiava, infatti, l'istinto naturale di generazione e di fecondazione, per questo aspetto si richiamava alla Ishtar babilonese, o all'Astarte fenicia. I Greci associavano il nome di Afrodite alla spuma del mare (afròs), dalla quale ritenevano che fosse nata. Diffusosi il suo culto in Occidente, prima ad Erice in Sicilia e poi fino a Roma, la dea venne onorata col nome di Venere (da venus, venustas = bellezza). Afrodite fu celebrata nella letteratura e nelle arti di tutti i secoli: scene tratte dalle vicende mitiche furono oggetto di numerose raffigurazioni vascolari, musive, pittoriche e scultoree a partire dal VII secolo a.C. Nelle prime opere essa viene rappresentata alta, lussuosamente vestita, regge uno specchio, ha sfingi sulle spalle e nella destra una colomba o una sfinge, simboli che ne sottolineano la natura divina. Successivamente, dal IV secolo in poi, la dea viene raffigurata nuda o seminuda nel tentativo artistico di tendere alla rappresentazione della bellezza assoluta come espressione del dono fatto agli uomini dagli dei per rallegrarli, o consolarli della propria sorte mortale (celebre è l’Afrodite di Cnido scolpita da Prassitele, IV sec. a.C.).

Anathyrosis : taglio regolare e continuo effettuato sulla facciavista di blocchi messi in opera.

Anfiteatro: L’anfiteatro è un edificio per spettacoli, creato in funzione dello svolgimento di spettacoli tipicamente romani, quali i combattimenti tra gladiatori (detti munera) e, in un secondo momento, le cacce “artificiali”, che prevedevano l’utilizzo anche di animali esotici. Nate molto probabilmente nell’ambito dei rituali funerari officiati in onore di defunti di rango nobiliare, queste manifestazioni assunsero ben presto una notevole importanza, abbandonando l’originale connotazione funeraria e l’ambito privato per divenire degli spettacoli pubblici a tutti gli effetti. In un primo tempo i combattimenti gladiatori (sul cui svolgimento abbiamo attestazioni risalenti almeno al III secolo a.C.) avevano luogo nel Foro; successivamente furono create delle strutture apposite per ospitare tali manifestazioni ed il pubblico. Gli esempi più antichi di edifici di questo tipo sono stati individuati in Campania e sono databili tra la fine del II secolo a.C. e l’inizio del successivo; a Roma il primo anfiteatro stabile (è attestato solo dalle fonti letterarie) fu inaugurato nel 29 a.C. Gli elementi fondamentali dell’anfiteatro sono l’arena, uno spazio aperto di grande superficie ove si svolgevano gli spettacoli e la cavea, cioè l’insieme delle gradinate su cui prendevano posto gli spettatori, caratterizzate da pianta ellittica: la planimetria era funzionale a garantire la migliore visuale possibile agli spettatori. Gi anfiteatri potevano essere costruiti sia sfruttando il banco roccioso naturale, ricavando in esso l’arena e lo spazio delle gradinate, sia costruendo delle sostruzioni artificiali, costituite da una serie di gallerie radiali coperte a volta: questo sistema risulta essere quello più diffuso. L’arena è circondata da un alto muro (il cd. muro del podio), sormontato spesso da una balaustra in cui potevano essere inseriti dei pali che sostenevano delle reti, per tutelare la sicurezza degli spettatori; tale muro era spesso rivestito da lastre scolpite o decorato con pitture. Lungo il perimetro dell’arena corre di solito un canale anulare, in comunicazione con un collettore sotterrano, per l’evacuazione dell’acqua piovana. Lungo l’asse maggiore dell’edificio corrono, al di sotto della cavea, due grandi gallerie che mettono in comunicazione diretta l’arena con l’esterno; in corrispondenza di esse, nel muro del podio, si aprono porte a due o più battenti mentre lungo le loro pareti possono aprirsi le carceres, le gabbie per le fiere destinate agli spettacoli. Dietro il muro del podio era di norma presente uno stretto corridoio di servizio, diviso in due dalle grandi gallerie assiali e provvisto di una serie di porte. In alcuni anfiteatri al di sotto del piano dell’arena vi sono degli ambienti sotterranei, ricoperti da un tavolato ligneo, che contenevano apprestamenti di vario genere e i carceres per le belve. La cavea è divisa da scalette radiali (scalaria), che determinavano settori trapezoidali (cunei), e da passaggi concentrici al perimetro, che la suddividono in fasce di minori dimensioni (i meniana). L’accesso degli spettatori ai rispettivi settori della cavea era garantito dalle gallerie circolari che costituivano le sostruzioni della cavea, collegate tra loro da scale, che si aprivano sulla gradinata con delle aperture denominate vomitoria. La facciata dell’edificio si presenta come una fascia continua, di altezza e articolazione variabile a seconda della sua struttura e delle sue dimensioni; a partire dalla prima metà del I secolo d.C., comunque, la facciata è di solito articolata in arcate sostenute da semicolonne.

Asclepio: originariamente eroe guaritore, quindi divinità greca della medicina, nato dal dio Apollo e da una donna mortale di nome Coronide (o, secondo altre versioni, Arsinoe). A causa dell’infedeltà della sposa, Apollo chiese ad Artemide (dea della caccia, rappresentata come arciera e sorella di Apollo) di abbattere con le sue frecce la donna. Quando questa morì, il dio (o suo figlio Ermete, divinità protettrice del commercio e dei ladri) estrasse il bambino che portava in grembo dal corpo della madre e lo affidò alle cure del centauro Chirone, affinché lo allevasse e gli insegnasse l’arte della medicina. Così nacque Asclepio. Divenuto adulto, Asclepio sposò Epione, da cui ebbe due figli, Macaone e Podalirio, che parteciparono alla guerra di Troia, occupandosi di curare i feriti. Morì folgorato da Zeus, che lo volle punire perché aveva osato resuscitare i morti. Asclepio è rappresentato nell’arte classica come un uomo maturo, dall’aspetto nobile e sereno, con folta barba, spesso affiancato dall’immagine della figlia Igea o da quella della moglie; quasi sempre impugna quello che è il suo attributo iconografico tipico, un bastone attorno al quale si arrotola un serpente. Spesso (come nel caso della statua di Lecce) è raffigurato con una spessa benda, la cd. corona tortilis, che ne cinge la capigliatura. L’origine del culto di questa divinità è da cercarsi probabilmente in Tessaglia, regione della Grecia settentrionale, ma era diffuso comunque in tutta l’Ellade. Tra l’età classica e l’età ellenistica i santuari più importanti dedicati a questa divinità erano localizzati a Epidauro, nel Peloponneso, e a Cos, nelle isole Sporadi. In questi due luoghi di culto è stata attestata archeologicamente la pratica dell’incubazione, specifica (anche se non esclusiva) del culto di Asclepio. I malati che chiedevano al dio la guarigione da qualche malattia venivano fatti dormire in appositi locali annessi ai templi; durante il sonno la divinità stessa interveniva esaudendo le richieste dell’orante. Dallo studio della documentazione epigrafica si è stabilito che molto probabilmente le guarigioni avvenivano davvero, ma erano opera dei sacerdoti del santuario, che possedevano specifiche conoscenze mediche.

B

Basilica: chiesa cristiana, più specificatamente l’edificio adottato dall’inizio del IV secolo dai cristiani per le loro riunioni cultuali, il cui tipo architettonico, derivato direttamente da quello della basilica romana (edificio pubblico che si apriva nel foro della città, destinato a luogo di riunioni, centro affari e di amministrazione della giustizia) è costituito da un edificio a sviluppo longitudinale, diviso da colonne o pilastri in tre o cinque navate, generalmente terminato da un’abside.

Bema: nelle basiliche cristiane, panca lungo la curva dell’abside ai lati della cattedra episcopale. Nelle chiese bizantine, presbiterio con relativa abside.

C

Capitolium: Con il termine Capitolium si indicava uno specifico tipo di edificio templare, caratterizzato dalla dedica alla triade di divinità più importante della religione romana, quella costituita da Giove,Giunone e Minerva. Il primo e il più antico di questi edifici, tradizionalmente attribuito a Tarquinio il Superbo e risalente quindi alla fine del VI secolo a.C. sorgeva appunto sul Capitolium, a Roma (l’attuale Campidoglio); il termine passò quindi ad indicare tutti gli edifici appartenenti alla stessa tipologia. I Capitolia erano caratterizzati, oltre che dalla dedica ad uno specifico gruppo di divinità, anche dalla pianta rettangolare in cui la lunghezza superava di poco la larghezza, dalla presenza del podio, dalla cella tripartita (in cui trovavano posto le tre statue di culto). Il tipo architettonico deriva con ogni probabilità dal tempio etrusco a tre celle, anche se l’origine del culto della triade capitolina è con ogni probabilità romana o, al limite, latina. In ogni caso, il culto di Giove, Giunone e Minerva si affermò ben presto come preminente nell’ambito del sistema religioso romano, fino a diventare il culto nazionale del popolo romano. Con tale funzione si diffuse quindi nelle città romane in Italia e nelle province, dove furono costruiti templi della stessa tipologia e con lo stesso nome dell’edificio romano, ubicati quasi sempre presso i principali assi stradali della città, nel centro o nel Foro.

D

Domus : con questo termine i latini intendevano la “casa”. La casa romana era formata da un cortile (l’atrio), nel quale si aprivano più locali; in fondo all’atrio vi era il tablino o stanza principale, dietro di essa si trovava l’orto. Successivamente, fra l’orto ed il tablino s’inserì un portico a colonne (peristilio) con giardino, fontane, statue, etc.. Attorno ad esso si aprivano varie stanze riservate alla famiglia, fra cui il triclinio (la sala da pranzo che presentava per lo più tre pareti chiuse e dove attorno alla tavola venivano disposti i letti sui quali si sdraiavano i convitati e la quarta parete era aperta, completamente o quasi, sul giardino), mentre l’atrio venne adibito a ricevere gli estranei. Attorno all’atrio alcune stanze, invece che aprirsi all’interno, si aprivano sulla via, formando le botteghe.

Dromos:corridoio, tipico degli ingressi a tombe per lo più a camera.

Enchytrismos: sepolture in vasi, tipico di infanti.

E

Eracle:(Ercole per i romani) figura della mitologia greca, eroe greco dotato di forza straordinaria. Figlio di Zeus e della tebana Alcmèna, era dotato di una doppia natura: terrena e celeste. Eroe atletico, Eracle era considerato il leggendario fondatore delle Olimpiadi ed il protettore degli esseri umani, invocato in caso di pericolo o di epidemie. Gli venivano anche attribuiti poteri medici, e parecchie fonti termali gli erano consacrate.

Erote: personificazione fanciullesca di amore (Eros).

F

Foro: Con il termine Foro (in latino forum) i Romani indicavano la piazza principale dei nuclei urbani, corrispondente all’agorà dei Greci. Luogo di mercato, centro politico-religioso e affaristico della comunità, esso occupava il centro dell’abitato. Intorno al Foro o nelle sue immediate vicinanze erano disposti gli edifici pubblici e i luoghi di culto più importanti (tra cui il Capitolium) insieme a botteghe ed edifici di carattere commerciale. Lo sviluppo urbanistico di alcune città, come Roma, portò alla creazione di centri di mercato ubicati per lo più nelle vicinanze della piazza degli affari, centri attorno a cui si disposero le botteghe di generi alimentari che avevano dovuto allontanarsi dal Foro. A Roma e in alcune grandi città africane e asiatiche si ebbero così due o più Fori e mercati particolari per le verdure, le carni ed il pesce. Di solito il Foro aveva pianta rettangolare ed era circondato da portici; uno dei due lati brevi era di solito occupato da uno degli edifici più importanti della città, che poteva essere il Capitolium o un altro tempio particolarmente importante (come a Pompei), oppure la basilica (che, nel mondo romano, era il tribunale civile).

H

Himation: nell'antica Grecia era l'abito nazionale di donne e uomini. Inizialmente fatto di lana e, successivamente, anche di lino, era di solito bianco o con fasce colorate lungo gli orli. Consisteva in una sorta di mantello che, partendo da una spalla, girava dietro il dorso e tornava sulla spalla.

I

IGM: Istituto Geografico Militare.

Incinerazione: metodo di sepoltura, consistente nel conservare in un’urna, posta sotto terra o in qualsiasi altro luogo, le ceneri di un defunto, precedentemente cremato.

Intercolunnio: spazio compreso tra due colonne.

Inumazione: metodo di sepoltura per cui si seppellisce sotto terra il corpo integro del morto.

K

Kantharos : recipiente usato per bere. Ha alto collo svasato, pareti curvilinee, due anse a nastro che partono dalla zona inferiore del corpo e sormontano l'orlo, il piede generalmente sottile.

L

Lekane : manufatto ceramico a forma aperta (catino, bacino, vassoio, piatto).

M

Mosaico: Tecnica pittorica consistente nell’accostare su una superficie muraria, sia essa pavimento, parete o soffitto, frammenti più o meno regolari di marmo, pietra o materiale vetroso, secondo un preciso motivo decorativo. I mosaici sono costituiti da tessere in pietra, marmo, terracotta, paste vitree, allettate in un supporto di malta. Nelle fonti letterarie antiche (ad es. Vitruvio, autore latino del I sec. a.C.) si fa riferimento a tre strati di preparazione, un primo di pietrisco fine, un secondo (statumen) compatto di malta, ed un terzo (nucleus) di malta con frammenti di terracotta, sul quale spesso sono presenti linee guida e la sinopia, cioè la traccia del disegno. La collocazione delle tessere era aiutata dall’uso di un righello e della livella. L’esame di oltre un centinaio di mosaici romani ha rilevato che in realtà le tessere non erano allettate direttamente nel nucleus, ma in un sottile strato di malta al di sopra di questo. La preparazione era fatta “a fresco”, come per la pittura murale. L’operazione finale consisteva nella lucidatura della superficie con brunitoi. La tecnica del mosaico nasce nel mondo occidentale nel VI-V secolo a.C., con pavimenti di ciottoli in bianco e nero. La massima fioritura del mosaico a ciottoli, ormai policromi (bianco, nero, grigio, giallo e rosso) si ha all’incirca alla fine del IV sec. a.C., in Macedonia. Prima della fine del III secolo ai ciottoli si sostituiscono le tessere. Le tecniche musive eseguite con l’uso di tessere sono il signinum (tessere bianche e nere inserite irregolarmente in un fine legante di colore rosa per la presenza di polvere di mattone); il tessellatum (costituito da tessere policrome di uno spessore da 1,5 a 2 cm, fissate nel terzo strato di intonaco bianco) e il vermiculatum (costituito da tessere minutissime, massimo 4 mm, utilizzato per porzioni musive ridotte di particolare rilievo). Il percorso evolutivo delle tecniche musive prevede, infine, l’utilizzo di tessere quadrangolari e da ultimo tessere di forma poligonale.

N

Nartece: ambiente della basilica paleocristiana e bizantina riservato ai catecumeni e ai penitenti, costituito da un vestibolo per lo più addossato all’esterno della facciata, più raramente ricavato all’interno di essa, che può svilupparsi in un colonnato aperto o in un semplice triforio (letteralmente triplice apertura) fiancheggiato da pareti piene.

Ninfeo: Il termine ninfeo indica, letteralmente, un luogo o un santuario dedicato alle ninfe. Solo per l’età ellenistica è stato applicato a costruzione di forma rettangolare o ellittica, spesso absidale, con facciate architettoniche talvolta anche piuttosto elaborate, che contenevano fontane. La tipologia di questi edifici è piuttosto varia; il tipo monumentale più diffuso è quello cd. a frontescena, costituito da un ampio prospetto architettonico a più piani, articolato in nicchie, da cui l’acqua si versava in bacino sottostante, anch’esso con la balaustra che costituiva la facciata articolata in nicchie.

O

Oncia: antica moneta di bronzo diffusa nell’Italia meridionale, successivamente adottata dai Romani, equivalente a un dodicesimo di libbra o di asse, entrambi indicanti diverse unità di misura di peso largamente impiegate in età romana.

Opera incerta: tecnica di esecuzione muraria introdotta a Roma nel II sec. a.C. per la realizzazione di pareti ottenute con la posa di tufelli irregolari per forma e disposizione.

Opus Sectile : Tecnica di esecuzione pavimentale di epoca ellenistica e romana, costituita da tessere di marmo e pietre tagliate in varie forme, disposte in modo da creare disegni geometrici.

P

Pelike : tazza, coppa.

Peristilio: è un cortile interno aperto, circondato da un portico a colonne.

Podaniper : oggetto di cui sono note, sia in ambiente greco che etrusco, le funzioni legate al banchetto.

Presbiterio: nelle basiliche cristiane, spazio intorno all’altare, situato al fondo della navata centrale, riservato un tempo al vescovo ed al clero officiante. Era frequentemente. rialzato e separato dal resto della chiesa da transenne e plutei o, dall’età rinascimentale, da colonne e piastrini.

Q

Quota base: quota altimetrica di riferimento parziale utilizzata nelle operazioni di scavo e di rilievo, per calcolare le altezze dello scavo rispetto al livello del mare.

S

Sema : segnacolo (cippo, stele).

Simposio: riunione, nell’antichità greca, che si svolgeva dopo il pranzo durante la quale si assisteva a danze e canti bevendo copiosamente.

Skyphoi : manufatto ceramico a forma chiusa (bicchiere, coppa).

T

Teatro: Struttura destinata allo svolgimento di rappresentazioni quali tragedie e commedie, ma anche mimi e danze di vario genere, nata e sviluppatasi in Grecia a partire dal VI secolo a.C, contestualmente alla drammaturgia classica. In origine, all’epoca dei grandi tragici e commediografi (quali Sofocle, Eschilo e Euripide per la tragedia, Cratete e Aristofane per la commedia) venivano utilizzate rappresentazioni lignee di fortuna; solo in poche città sorsero costruzioni teatrali formate da un certo numero di gradini, per lo più rettilinei e comunque adattati alla conformazione del terreno. A partire dalla seconda metà del IV secolo a.C. il teatro si definisce strutturalmente, assumendo l’aspetto che, nelle sue parti fondamentali, rimane invariato sia in Grecia che a Roma e nei territori dell’impero a partire dal 55 a.C. (data in cui viene costruito il teatro di Pompeo, il primo edificio teatrale stabile dell’Urbe). Le parti fondamentali di questo tipo di edifici sono: l’orchestra (greco orchestra; lat. orchestra), spazio riservato al coro; la gradinata (greco: koilon; lat.: cavea) riservata agli spettatori; il palcoscenico (greco: skenè; lat.: scaena), dove recitavano gli attori, con i relativi accessori. Nel teatro greco “classico” la cavea (di forma variabile, per lo più a segmento circolare che oltrepassa il semicerchio) era di solito addossata ad un pendio naturale ed era completata ai lati da ali costruite artificialmente e contenute da muri di sostegno, gli analemmata. Le gradinate, spesso ricavate parzialmente nella roccia, erano suddivise quasi sempre in zone semicircolari, separate da ampi passaggi, le recinzioni; erano poi scandite radialmente in cunei tramite scalette. L’accesso alle gradinate era garantito da passaggi scoperti tra la scena e la cavea, detti parodoi, che immettevano direttamente nell’orchestra, da cui era possibile, tramite le scalette radiali, raggiungere i posti a sedere. Lo spazio cinto dalla cavea era l’orchestra, ed era destinata ad accogliere le evoluzioni del coro (cioè del gruppo di persone che, nel dramma classico, interagiva con gli attori e interpretava le parti cantate); al limite dell’orchestra c’era la fila di troni riservati alle autorità ed ai sacerdoti di Dioniso. La scena era lo spazio destinato agli attori, e nella sua versione più semplice era composta da un palcoscenico allungato, su cui recitavano gli attori, chiuso sul fondo dal muro di scena vero e proprio, oltre il quale erano situate le stanze di servizio per gli attori. La scena era definita ai lati da due ambienti (i parasceni), comunicanti con il palcoscenico stesso, utilizzati dagli attori. Una tipologia più complessa di edificio scenico è quella che prevede un palcoscenico rialzato su pilastri, tra i quali venivano sistemate scenografie dipinte. Sopra, alle spalle del proscenio (cioè della parte anteriore del palcoscenico, su cui recitavano gli attori) vi era il muro di scena, la cui facciata poteva essere anche articolata in maniera complessa, con porte e nicchie. Tale conformazione è sostanzialmente la stessa anche nel teatro romano; in quest’ultimo, però gli elementi costitutivi del teatro sono integrati in un'unica struttura architettonica in muratura, che può occupare nella pianificazione urbanistica delle città il posto più idoneo, indipendentemente dalla situazione del terreno. In particolare, un elemento distintivo degli edifici teatrali romani è dato dalla tecnica di realizzazione della cavea, che non è più appoggiata ad un pendio naturale, ma costruita su di un complesso sistema di sostruzioni semicircolari e radiali. All’esterno il teatro presenta una facciata ad arcuazioni a due o tre ordini, da cui il pubblico entrava, e che definiscono all’interno ambulacri semicircolari a varie altezze, coordinati tra loro da corridoi radiali occupati da scale, indispensabili per raggiungere i piani più alti. La cavea era spesso coronata da una galleria coperta, la porticus in summa cavea. A differenza che nelle strutture teatrali greche, negli edifici romani le estremità della cavea sono legate alla scena mediante sottopassaggi laterali coperti (aditus). La scena (scaena) consisteva in un palcoscenico (pulpitum) non molto alto rispetto al piano dell’orchestra (circa 1-1,5 m), con la fronte articolata in nicchie e decorazioni con rilievi. Sotto il pulpitum vi era uno spazio con la fossa per il sipario, l’aulaeum, che si arrotolava in basso scorrendo per lo più su pali verticali infissi in blocchi di pietra. La facciata della scena (scaenae frons) era una struttura a due o più piani, alta quanto la cavea e coperta da un tetto che facilitava la risonanza; decorata con ordini architettonici sovrapposti, poteva essere rettilinea oppure articolata in nicchie, in cui trovavano posto statue e rilievi. Ai lati della scena si trovavano i parasceni.

Trozzella: manufatto ceramico tipico della civiltà messapica fornito di due anse.

V

Villa: edificio agricolo-residenziale, o semplicemente residenziale, il cui carattere distintivo è la stretta e intenzionale correlazione con il contesto naturale. Essa sorge come residenza padronale al centro di complessi produttivi agricoli; come sede emblematica del prestigio e del benessere, particolarmente adatta all’espletamento delle relazioni sociali; oppure come luogo per il riposo o per un tipo di vita alternativo rispetto a quello della città. La costruzione principale può essere:

  • a blocco compatto
  • a corpo centrale con ali laterali sporgenti
  • a cortile chiuso quadrato o rettangolare
  • a cortile aperto.