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  Glossario

A

Amitto: quadrato di lino bianco, con angoli provvisti di nastri; viene appoggiato sulle spalle, sotto il camice, come primo indumento liturgico.
Amoerro: [fr. Moire, ingl. Mohair] stoffa di seta molto consistente, con giochi di riflessi che imitano il movimento delle onde.
Andrienne: comoda sopravveste dell’epoca rococò, con ricche pieghe sulla schiena (pieghe alla Watteau). Ha preso il nome dalla commedia di Terenzio Andria, nella quale l’attrice Doncourt, dovendo sostenere la parte di una donna incinta, entrò in scena indossando per la prima volta questa veste (1703). La moda si diffuse rapidamente nell’abbigliamento da casa e da viaggio. (foto)

B

Bemberg: tessuto di fibra speciale ottenuta con un procedimento esclusivo al cupro-ammonio. Viene utilizzata soprattutto in tessitura per fodere di alta qualità, tessuti per arredamenti molto pregiati, velluti per abbigliamento, cravatte, foulards, etichette.
Bizzarre: tipologia decorativa tessile, caratteristica dei tessuti del primo quarto del XVIII secolo, di origine lionese e realizzati diffusamente in Europa. Si distinguono per la stranezza dei motivi, spesso di difficile lettura con andamento verticale e dilatato. Si presentano di norma come damaschi operati per effetto di numerose trame lanciate o broccate, seriche o metalliche.
Braghetta: specie di tasca applicata in mezzo alle gambe.

C

Camiciola: sottoveste con maniche, in uso nel XVI e nel XVII secolo.
Camora: veste femminile tra le più importanti nella prima metà del ‘500. Nell’Italia centro-meridionale, presenta vita ancora alta, maniche attaccate piuttosto basse o piatte, con largo squarcio anteriore da cui sbuffa abbondantemente la camicia, elementi questi di carattere quattrocentesco, ma con lo scollo già ampio e quadrato. Alla metà del secolo la scollatura è più moderata e velata da rete intervallata da perle, gli spallini detti nell’Italia meridionale ‘bioni’ attaccati piuttosto bassi sulla spalla, hanno un rilievo più raccolto, la vita leggermente allungata.
Cimiero: complesso degli ornamenti posti alla sommità dell’elmo.
Cingolo: cintura liturgica, accessorio del camice; è generalmente di lino o canapa, ma può anche essere di seta o lana.
Cioppa: sopravveste di varia foggia, sia da uomo sua da donna (= vestito o pellanda) rappresenta la “roba per di sopra più diffusa in ogni ambiente sociale. La cioppa era il capo più elegante del guardaroba maschile; la versione lunga era preferita dagli anziani, mentre quella corta e con spacchi laterali era adatta per andare a cavallo (cioppa equitandi). Sopra alla cioppa si poteva mettere un ampio mantello. Foderata di pelliccia o seta era spesso guarnita con liste, frappe o frange.
Collaretto: nome generico dei vari tipi di risvolto della camicia nell’abbigliamento femminile.
Cotta: veste bianca di lino o cotone, con maniche larghe e lunga fino alle ginocchia; è indossata per molte funzioni liturgiche. La veste corrispondente, portata dal papa, dai cardinali, dai vescovi e dai prelati è il rocchetto, che si differenzia dalla cotta per le maniche lunghe e strette, ornate di pizzo.
Crinolina: stoffa di crine rigida, originariamente usata per i colletti dei soldati e, in un secondo tempo, usata per irrigidire le gonne. Per dare forma ampia ad una gonna di tessuto morbido si è infatti generalmente ricorso ad imbottiture, armature di legno o fil di ferro, stecche di balena, cerchi di bambù o ad una sottogonna di tessuto rigido. Le crinoline sono apparse nella storia della moda fra il 1850 e il 1870, precedute dalle criardes, dai guardinfanti e dai paniers. (foto)
Cul de Paris: imbottitura posteriore di una gonna allargata e discosta dietro, dai fianchi in giù, medianti cerchi metallici, stecche di balena o altro, e guarnita con volanti e fiocchi. (foto)

D

Dalmatica: sopravveste della Chiesa romana, indossata dai diaconi per assistere ad un pontificale, per molte processioni e in altre particolari occasioni; è sempre dello stesso colore della veste del sacerdote officiante. La dalmatica deriva da un indumento laico introdotto originariamente in Dalmazia dai bizantini e ripreso nel II secolo dai latini, che la indossavano sopra la tunica. (foto)

E

Engageantes: polsini di pizzo spesso sovrapposti l’un l’altro a cascata. Applicati al termine della manica a pagoda, in uso nel ‘700, di taglio relativamente attillato e terminante al gomito.
Entre-deux: falsatura del tessuto
Ermisino: [dal nome della città persiana di Ormuz] tessuto leggero di seta

F

Faille: seta, di solito di color nero, a coste fortemente rilevate, tessuta classicamente su telaio a
Falpalà: striscia di tessuto arricciata, pieghettata, applicata come guarnizione a una gonna o a un vestito. In francese volant.
Farsetto: corpetto imbottito che si indossava sopra la camicia, tipico dell’abbigliamento maschile popolare. Compare verso la metà del XV secolo, dopo la scomparsa della veste lunga anche per gli uomini. E’ molto corto e mette in evidenza la calzamaglia nonché l’impudica braghetta. Il farsetto può anche essere più lungo, avere pieghe o falde in basso e maniche con spalline imbottite.(foto)
Fianchetto: termine che indica la sezione laterale dell’abito.
Fourreau: [voce di origine germanica] abito femminile stretto e di linea dritta; anche, indumento stretto e diritto, generalmente privo di maniche, che si indossa sotto un abito trasparente.
Frac: (marsinabito a coda di rondine), apparso nel corso del XVIII secolo, originariamente come abito per ufficiali, intorno al 1760, si affermò nei circoli borghesi, in tinta unita e indossato con brache chiare. I lunghi pantaloni a tubo diventarono il complemento del frac solo all’inizio del XIX secolo. Durante il Biedermeier, il frac di colore chiaro (bruno, azzurro, verde) era il normale abito da giorno. Intorno al 1850 esso sparì dalla strada per rimanere esclusivamente come abito da ballo: nero ma con varianti quanto a lunghezza delle falde; giacca con risvolti di seta nera e pantaloni senza risvolti. Obbligatori gilet in piquè bianco e cilindro.
Frappe: stretta banda di stoffa increspata e smerlata, usata per guarnire gli abiti. (foto)

G

Gallone: striscia di varia altezza e materiale, intessuta anche d’oro e d’argento, adoperata come guarnizione.
Giacca a code:giacca maschile dal taglio arrotondato nella parte anteriore, generalmente di panno nero. Alla fine del XIX secolo si diffuse dall’Inghilterra in tutto il mondo, sostituendosi alla finanziera. Portata con pantaloni scuri a righe, panciotto grigio o beige e cilindro costituisce un completo da giorno per cerimonia. In Italia l’insieme viene detto tight , dall’aggettivo inglese che significa ‘stretto’, mentre in Inghilterra è conosciuto come morning-coat, abito da mattina.
Giamberga: [dallo spagnolo chamberga, che indicò in origine una casacca introdotta in Spagna dal duca A. Schonberg] è la versione popolare della finanziera o redingote .
Gigot:termine francese che designa una tipologia di maniche a sboffi ampie e ricche dette anche ‘a prosciutto’, ‘a cosciotto’, ‘a elefante’. Tipica del periodo romantico, la manica a gigot cade in un ampio sbuffo dalla spalla, restringendosi solo al polso. Affinché queste maniche venissero viste in tutta la loro estensione, erano imbottite con piccoli cuscini di piume.
Gilet: indumento maschile senza maniche, che s’indossa sotto la giacca. I panciotti del barocco e del rococò erano di stoffa preziosa, riccamente ornati, e avevano ancora le maniche. Nel corso di un’evoluzione durata più di tre secoli, il panciotto ha cambiato spesso forma, ha perduto quasi interamente la sua lunghezza e, nel XIX secolo, anche le maniche. Esso ha acquistato infine un dorso falso, conservando tuttavia in molti casi una libertà di colori ormai assente nel resto dell’abbigliamento maschile (si dice panciotto di fantasia, quando è di colore diverso dall’abito).
Giornea: antica sopravveste militare con spacchi laterali e senza maniche in seguito adottata dai civili di ogni ceto. Ampia e svolazzante, ma stretta in vita e spesso sfrangiata o guarnita con frappe, intagli, perle, ecc. Veste adattata nel XV secolo anche dalle donne. (foto)
Godet: taglio sgheronato (sbieco) che allarga in modo ondulato la gonna.
Goletta: parte dell’armatura particolarmente usata nei tornei. Di maglia metallica o di metallo forgiato, proteggeva la gola e scendeva sulle spalle e su parte del petto. Era la prima pezza d’arme che il cavaliere indossava.
Gorgiera: colletto a pieghe fitte e strette chiamate in Francia fraises e “lattughe” in Italia, in vari modelli di mussola o trina furono molto in voga dal XVI secolo. Le gorgiere a ruota da mulino, alla spagnola, di gala, ecc., erano una componente essenziale dell’abbigliamento elegante e acquistarono dimensioni tali che intorno al 1586 divennero facile bersaglio per satire e caricature. La gorgiera era in lino finissimo, cucito, pieghettato, inamidato e spesso irrigidito con fil di ferro. In Germania e nelle Fiandre furono portate fino all’inizio del XVIII secolo. Sopravvive ancora in certi costumi regionali e nell’abito di Pierrot. (foto)
Griccia:motivo decorativo frequente nei velluti quattrocenteschi, in cui il disegno è formato da una successione simmetrica di melograne disposte su tronchi a sviluppo verticale ondulato. Il motivo permane fino alla metà del XVI.
Gros-grain: nastro rigido a coste verticali, usato in genere per foderare cinture.
Guarnacca: ampia e lunga sopravveste specialmente da uomo, per ripararsi dal freddo e dalla pioggia. Nel XIII secolo era lunga fino ai piedi e foderata di pelliccia, spesso munita di cappuccio ed aperta sui due lati per le braccia. Nel XV secolo si accorcia la lunghezza; in Italia viene indossata fino alla fine del XVI.

L

Liserè: effetto di disegno ottenuto in tutto o in parte da slegature di trame di fondo.
Livrea: il nome designa la particolare uniforme portata dai dipendenti delle grandi case nobili e reali, con i colori e lo stemma della famiglia, caratterizzato nella sua foggia più tipica, dai calzoni al polpaccio, calze lunghe bianche e scarpe con fibbia.

M

Macramé: tessitura a frangia annodata, costituita da trina di fili o cordoncini, usata per guarnire abiti o elementi di corredo.
Manteau: mantella
Mantesino: termine di uso popolare, indicante il grembiule allacciato in vita e indossato a protezione della gonna.
Marsina: giubba a coda di rondine. (foto)
Meandro: tipologia decorativa tessile. Motivo a sviluppo verticale sinuoso, costituito da nastro trinato ritorto sul quale si posano bouquets o rami fioriti.

P


Panier: nome dato alle armature, che riempite di crine, venivano poste, nel XVIII secolo, sui fianchi per allargarli e sostenere l’ampiezza della gonna.(foto)
Paramani: termine che designa l’alto e rigido risvolto della manica lunga del capo spalla.
Pèkin: seta di produzione cinese.
Pellegrina: Mantello femminile, in uso dalla fine della Rivoluzione Francese in poi, elaborato e legato attorno al collo con un cordone, a volte guarnito di pelliccia o con semplice collo alto e cappa che copre le spalle.(foto)
Pianelle: calzature senza parte posteriore, senza lacci né abbottonature. Costituite da una larga striscia di stoffa o di cuoio che cingeva il piede e da una suola di legno, generalmente di alto spessore.(foto)
Pianeta: sopravveste sacra indossata dal sacerdote che officia la messa; è costituita da uno scapolare a due lembi. Derivato dalla paenula, mantello da viaggio e sacerdotale nell’antica Grecia e a Roma, originariamente ebbe forma di campana, con un’apertura per la testa (foggia che sopravvive tuttora nel rito ortodosso). Nella Chiesa latina la pianeta si fece sempre più scollata per concedere maggiore libertà di movimento alle braccia, fino alla foggia gotica, ancora ampia e ricca di pieghe, che ricadeva dalle spalle sulle braccia. La forma barocca era semplice, senza drappeggi e piuttosto corta.
Pièce d’estomac: in italiano pettorina, inserto che riempie in parte la profonda scollatura dell’abito femminile: in voga fin dal XVI secolo, a quel tempo venne adottata anche nell’abbigliamento maschile. Nel XVIII secolo fu chiamato in Francia pièce d’estomac. Sopravvive tuttora in molti costumi regionali.
Piviale: mantello da grande cerimonia per officiante. Il piviale deriva da un mantello da pioggia con cappuccio (pluviale) portato dal IX secolo in poi dai monaci nelle processioni o nel coro.
Plastron: cravatta da cerimonia, di seta, larga e dal nodo particolare.
Plissè: tessuto pieghettato a macchina, a pieghe molto vicine e molto marcate

Q

Quadrillè:motivo decorativo del tessuto caratterizzato da piccole quadrettature bicolore.

R

Redingote:il nome deriva da reding coat, che in inglese significa”abito per cavalcare”. Nato verso il 1730. Soprabito corto al ginocchio con cintura in vita, doppio collo e ampi paramani. Dal 1785 venne adottato anche per l’abbigliamento femminile pur conservando la sua caratteristica maschile: collo, risvolti, bottoni di metallo. La redingote, in italiano finanziera, subì molte varianti a seconda della moda. All’inizio del XIX secolo gli uomini la trasformarono da abito da giorno, come era stato anche il frac, in abito da cerimonia.
Revers: risvolti di giacche maschili e femminili, possono assumere diverse forme: a lancia nella giacca ad un petto, sciallati nella giacca a doppio petto.
Robe à la française: mantello di tessuto leggero con cappuccio che ricopre la parrucca.
Robe à trasformation. Termine francese che indica un tipo di abito composto da tre pezzi intercambiabili.
Ruche: striscia pieghettata o arricciata di tulle o pizzo applicata al tessuto come ornamento.

S


Sarica: giacca di uso popolare, senza collo, in genere foderata con tessuto di colore a contrasto.
Sarsenet: stoffa tessuta a mano molto in voga nel Medioevo.
Smoking: abito da società per uomo. La giacca a un petto o doppio petto con risvolti di seta, è generalmente nera, ma anche blu scuro o violetta, e nei paesi caldi bianca. Sui pantaloni neri, sono di obbligo i galloni. In Italia, Germania e Francia si usa l’espressione di origine inglese smoking (abito per fumare) ma in Inghilterra lo stesso abito è chiamato dinner-jacket, giacca da pranzo; nel Nordamerica è detto tuxedo o, in gergo, anche monkej-suit (abito da scimmia). Lo smoking fu introdotto dopo il 1875, da Lord Sutherland.
Stola: striscia di stoffa lunga due metri, simbolo della dignità sacerdotale. Il diacono la porta a tracolla, dalla spalla sinistra al fianco destro; il sacerdote intorno alle spalle, con le estremità incrociate sul petto; e il vescovo pendente ai due lati del collo
Surcot: elegante mantello femminile in tessuto pregiato, pelliccia, o foderato di pelliccia, con lunghe aperture ovali per le braccia, che lasciavano intravedere l’abbigliamento sottostante; apparve nel tardo Medioevo, riservato alle dame del mondo elegante

T


Taffettas: tessuto di seta o fibra artificiale, molto compatto e sostenuto.
Tournure: tipo di coda o strascico di gonna in uso nel XIX secolo, guarnito di volant, pizzi e fiocchi. Insieme al busto strettamente allacciato crea una silhouette a forma di S.(foto)

V

Vaio: pelliccia grigia ricavata dal mantello invernale dello scoiattolo siberiano. Veniva usato per rivestire o bordare abiti di dame, cavalieri e magistrati.(foto)
Valenciennes: finissimo merletto a fuselli, in filato di lino con fondo a rete e motivi ricchi e vari, di gran moda nel ‘700, eseguito in origine nell’omonima città francese.
Volant: in italiano volante o falpalà. Striscia di tessuto arricciato fissato ad un altro tessuto lungo l’arricciatura. I volants applicati ai vestiti furono di gran moda nel XIX secolo.

Z

Zimarra:larga e lunga sopravveste maschile, in uso soprattutto in Italia settentrionale durante il Rinascimento.